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lunedì 9 febbraio 2009

Una vittoria in più, una partita in meno.


Che grande è Iniesta, che fenomeno è Alves. In una serata in cui Messi gioca come un giocatore qualsiasi e Xavi non brilla, sbuca fuori il buon Andrés che prende il pallone perso dalla prima azione in avanti dello Sporting, si fa una corsa di 70 metri con palla al piede, butta un occhio per vedere chi dei suoi compagni è posizionato meglio e sceglie Henry che crossa in area e Eto’o la butta dentro. Un contropiede da manuale, da prendere come esempio.

Eto’o ha poi proseguito segnando il secondo gol e Alves ha chiuso i giochi tirando una bomba dentro la rete.
E così continua il Barça, gioca, vince, segna a raffica, incassa pochi gol e mantiene il vantaggio di +12 sull’eterna rivale. Convince anche quando i difensori centrali non sono i titolari e nel centrocampo ci sono solo canterani senza neanche la protezione di Touré.

giovedì 4 settembre 2008

Bisogna adattarsi.


“En el Barça no se verá al Alves del Sevilla, ya que aquí me piden otras cosas, y los nuevos jugadores nos tenemos que adaptar al equipo”.

Ho appena sentito le dichiarazione di Alves, le trovo sconcertanti e un po' mi preoccupano.
Ho una sempre più dubbi su come è stata condotta questa campagna acquisti.
Perché comprare un giocatore fenomenale sulla fascia destra con scarse capacità difensive ma bravo in attacco, per farlo giocare in un’altra maniera?
Che senso ha comprare un terzino atipico per farlo giocare come un normalissimo terzino? A questo punto non era meglio comprare un altro giocatore con caratteristiche più adattabili al modulo del Barça?
Perché sono i giocatori che si devono adattare al nostro benedetto sistema e non si può fare l’incontrario, cioè adattare il sistema alle caratteristiche del giocatore?

Se facciamo giocare gli stessi giocatori della passata stagione, se teniamo immutato il 4-3-3 e chiediamo ai giocatori di adattarsi al nostro sistema a rischio di perdere le loro qualità, dove andremo a finire?